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UN NATALE FINALMENTE SOBRIO. Scommettiamo sulla primavera

Pochi giorni fa nell’ultimo rapporto del Censis si leggeva che “il 73,4% degli italiani indica nella paura dell’ignoto e nell’ansia conseguente il sentimento prevalente in famiglia”, e che “l’attesa si è trasformata in disorientamento e il contagio della paura rischia di mutare in rabbia”.

Brutta storia visto che siamo a un passo dal Natale e che la parola attesa ci riporta al tempo di Avvento che lo precede e che stiamo vivendo. Da piccoli in questo periodo ci regalavano delle casette con una ventina di finestre che si aprivano ogni giorno fino al natale, dentro c’erano piccole sorprese per allenarci alla grande Sorpresa. Il Censis oggi ci dice che quelle finestrelle rischiano di essere piene delle nostre paure e del nostro scoraggiamento. 

È vero che ci prepariamo ad un Natale difficile, comunque non peggiore di quelli passati in guerra, dopo un terremoto, o nel corso di una pericolosa migrazione: eppure quelli che ce li hanno raccontati ci dicono che quei natali erano trascorsi senza che il loro significato e la loro profondità ne venissero minimamente scalfiti, anzi – per contrasto – finivano per brillare con maggiore forza ed efficacia. 

Quest’anno ci troviamo davanti ad una opportunità irripetibile, uno dei pochi regali del Covid,  cioè quella di passare il Natale in casa nelle nostre famiglie “ristrette”, senza grandi assembramenti anche di parenti. Andiamo al centro, all’essenziale, all’intimo. È il presupposto per contemplare il Natale di Dio che, già venuto 2000 anni fa ci chiede spazio per illuminare il nostro interno ed il mondo attorno a noi. 

Si sono scolorite le scritte sui muri “andrà tutto bene”, l’ottimismo si è spento e non basterà che il virus diventi inoffensivo o che un vaccino ci protegga: dovremo riappropriarci del gusto dello stare insieme, del fidarci l’uno dell’altro e non c’è occasione migliore per incominciare dal centro, dalle tavole di casa nostra fino a quelle più incerte e sgangherate di molti dei nostri ospiti: ne possiamo uscire migliori o peggiori, dipende da come decidiamo di vivere questa esperienza e, conseguentemente, da quali atteggiamenti e sentimenti coviamo dentro di noi. Non può essere la pandemia a caratterizzare il Natale, ma il Natale a ridimensionare la pandemia, a ricordarci che questa è solo una stagione, un inverno un po’ più difficile di altri, ma solo un inverno. 

Per questo invitiamo tutti a scommettere sulla primavera, quella che può già esplodere dentro ciascuno, e già il giorno di Natale.

In questo periodo con p. Mario Marcolini SJ vi proponiamo qualche appuntamento per riflettere e partecipare, sia partecipando o anche collegandosi in streaming (cliccare qui: https://www.youtube.com/channel/UC–egvzJF31OO0_8s3SJw1Q):

 

Giovedì 24 dicembre ore 18,30: Messa della notte di Natale

Giovedì 31 dicembre ore 18,30: Messa di ringraziamento di fine anno

Martedì 5 gennaio ore 18,30: Messa della Epifania

 

Un grande augurio a tutti con la primavera nel cuore


23 Dicembre 2020

Fondazione Sant’Ignazio
Via delle Laste, 22 – 38121 Trento

C.F. 96252710223