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Sulla cura per “la casa comune”, con padre Mauro Bossi SJ

Come ogni anno, a Trento, la giornata del 31 luglio a Villa Sant’Ignazio non è stata solo un momento di festa dedicata al fondatore della Compagnia di Gesù, ma anche un’importante occasione di riflessione collettiva. Da circa un anno e mezzo la Fondazione Sant’Ignazio ha intrapreso un percorso di discernimento collettivo sul tempo presente, insieme alle venti organizzazioni che la compongono. Fra le tappe non poteva mancare un approfondimento sulla Laudato Si’ di papa Francesco, forse il documento più autorevole scritto in difesa del creato. Sono passati cinque anni dalla sua pubblicazione e con l’umanità attualmente attraversata dalla grave piaga della pandemia il suo significato profondo emerge ancora di più.

Il programma della serata ha previsto l’intervento di padre Mauro Bossi SJ “Cinque anni di Laudato Si: tracce per un cammino”, in dialogo con alcune persone impegnate a Villa Sant’Ignazio in diversi ambiti di attività, e a seguire la Santa Messa e la cena ignaziana.

Nell’introduzione padre Alberto Remondini SJ, che guida la Fondazione, ha evidenziato come la Festa di Sant’Ignazio rappresenti l’opportunità, soprattutto in questo periodo, di incontrarsi per riflettere, tornare alle radici e alle origini; ricevendo proprio dalle radici spunti per andare avanti e guardarci intorno in modo critico.

Come abbiamo anticipato, ad accompagnare i numerosi presenti nell’approfondimento dei significati principali che porta con sé la Laudato Si’ è stato padre Mauro Bossi SJ, che molti trentini hanno conosciuto al tempo del suo “magistero” proprio sulla collina di Villa Sant’Ignazio, durante la sua formazione di gesuita. L’intervento di padre Mauro, partendo dall’esercizio ignaziano della composizione di luogo, ha innescato la riflessione partendo da due immagini cariche di un’esperienza simbolica molto forte. Papa Francesco che prega per la fine della pandemia, lo scorso 27 marzo, sul sagrato di una piazza San Pietro deserta e inondata dalla pioggia. Una barca carica di migranti alla deriva nel Mediterraneo, sotto il sole di luglio, che rischia di affondare da un momento all’altro. Vi consigliamo di ascoltare l’audio dell’intervento, perché è stato un momento di approfondimento davvero ricco sull’Ecologia Integrale.

 

Da tradizione, l’ultima parte della serata è stata dedicata alla convivialità, con la cena ignaziana e la festa in giardino, durante le quali è stata presentata “L’isola che c’è”, progetto di pedagogia attiva nella periferia di Napoli, Scampia. Gran parte del ricavato della cena è stato destinato proprio a questa realtà, che mira a costruire un percorso educativo e pedagogico rivolto alle famiglie e ai tantissimi bambini e bambine, la cui situazione di forte precarietà si è aggravata con l’emergenza Covid.


28 Agosto 2020

Fondazione Sant’Ignazio
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