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S. Ignazio di Loyola

INIGO LOPEZ DE LOYOLA Y Onaz nacque nel 1491, tredicesimo figlio di una famiglia di piccola nobiltà. Come altri ragazzi, al raggiungimento della maggiore età a quel tempo, Inigo si immagina come uno dei cavalieri che aveva letto nei romanzi romantici della sua epoca: colta, pio, specializzato nella guerra, e irresistibile con le dame di compagnia.

 

Il Giovane Cavaliere

I legami familiari di Inigo, lo aiutano a ottenere una posizione come paggio al tesoriere del regno di Castiglia. Così lascia la sua nativa Loyola, all’età di sedici anni per una vita di corte. L’ascesa di Inigo si adatta facilmente al suo nuovo ruolo: l’equitazione, il duello, il gioco d’azzardo, la danza e il corteggiamento alle signorine. Anche se piccolo di statura, egli si fa coinvolgere in alcune risse degne di nota, una delle quali lo porta ad accuse formalmente depositate nei suoi confronti.

All’età di ventisei anni, Inigo intraprende la vita di soldato nella città settentrionale di Pamplona. Sempre fedele, Inigo non esita a difendere la Corona, quando nel 1521 i francesi attaccano Pamplona. E’ una battaglia persa dall’inizio, con una piccolo manipolo di soldati di Inigo in inferiorità numerica. Per onore, Inigo rifiuta di rinunciare alla fortezza cittadina. Di conseguenza, attraverso le mura della cittadella penetra una palla di cannone, che colpisce Inigo nelle gambe. Impressionato dal coraggio di Inigo, i soldati francesi curano le sue ferite e lo riportano a Loyola, dove i medici recuperano le gambe. Egli rischia quasi di morire per un’infezione legata alle ferite.

Per sei mesi, l’inquieto Inigo rimane in convalescenza. Per passare il tempo, chiede al suo assistente alcuni romanzi di lettura sulla cavalleria; ma tutto quello che si può trovare consiste in una versione popolare della vita di Cristo e una raccolta della storia di santi. Mentre legge e medita questi libri, nota un cambiamento dentro di lui. I sogni di servire il re come un prode cavaliere e ottenere l’amore di una nobildonna, anche se in un primo momento seducenti, alla fine lo lasciano interiormente arido e scollegato. Al contrario, quando egli immagina di dedicare la sua vita al servizio di Dio e degli altri, come avevano fatto i santi dei quali sta leggendo, Inigo sperimenta un profondo senso di gioia.

Dio sta dunque mescolando qualcosa di nuovo nel nostro giovane cavaliere. Ignazio si convince ben presto che Dio gli sta parlando attraverso le sue attrazioni interiori e le conseguenti reazioni.

 

Il Pellegrino

Inigo saggiamente vuole mettere alla prova cosa significassero questi desideri e sogni a lui non familiari. Quindi, una volta ripresosi dalle ferite, parte per una nuova avventura, con l’intenzione di andare a Gerusalemme come pellegrino. Egli lascia a casa la sua famiglia signorile e viaggia facendo accattonaggio, esercita la predicazione e la cura per i malati e i poveri. Una delle sue prime tappe e’ il Santuario benedettino della Madonna di Montserrat. Lì, dopo una veglia durata l’intera notte, il giovane romantico lascia la sua spada dietro all’altare della Madonna e indossa il sacco di un mendicante. Con un bastone da pellegrino in mano, Inigo dona la sua veste di corte e il cappello piumato a un mendicante.

Successivamente, Inigo comincia a prendere appunti delle sue intuizioni spirituali. Parla con la gente della vita spirituale quando e dove puo’ e registra il frutto di queste conversazioni. Quelle note diventano la base per un manuale di preghiera che, più tardi intitola Gli Esercizi Spirituali.

 

Lo Studente

Una volta tornato in Spagna, Inigo decide di iniziare gli studi per il sacerdozio, ma gli manca la conoscenza del latino, il linguaggio ecclesiale. Così all’età di trentatré anni, trascorre due anni a Barcellona, studiando al fianco di scolari. Successivamente, Inigo frequenta le università di Alcala e Salamanca; tuttavia la sua formazione risulta auto-diretta e casuale.

Cosi’, in mancanza di una formazione accademica formale e in attesa di diventare sia un insegnante che un predicatore migliore, Inigo raggiunge la rinomata Università di Parigi, per studiarvi filosofia e teologia. Lì diviene noto come “Ignazio”, la versione latina del suo nome. Nella stessa città, egli incontra altri studenti, come Francesco Saverio e Pietro Faver, che sono affascinati dall’esperienza di Ignazio su Dio, la sua visione del mondo, e il suo spirito avventuroso.

 

Il Fondatore

I compagni, ora undici di numero, raggiunsero Venezia e predicano, lavoravano negli ospedali, e offrono gli Esercizi Spirituali. In attesa di un passaggio per Gerusalemme, Ignazio e gli altri che non sono ancora sacerdoti, sono ordinati nel 1537. Impossibilitati di raggiungere la Terra Santa, perché Venezia è in guerra con l’Impero Ottomano, questi “amici nel Signore”, come si definiscono, partono allora per Roma, come avevano promesso nei voti.

Lungo la strada, nei pressi di Roma, in una cappella del piccolo villaggio di La Storta, Ignazio ha un’altra visione mistica, nella quale vede Dio Padre con Gesù, il suo Figlio, che porta la sua croce. Ignazio sente il Padre dire, “Io sarò favorevole a voi a Roma”. In quella visione, Ignazio ha un chiaro senso di essere chiamato a servire a fianco di Gesù.

Ispirato dunque dalla visione a La Storta, Ignazio insiste che loro stessi siano chiamati la Compagnia o Società di Gesù. Hanno il coraggio di prendere il nome di Gesù (che nessun altro ordine religioso aveva mai fatto) per il semplice motivo che conoscere, amare e servire Gesù Cristo e’ l’ispirazione e il fine della loro missione comune. Vogliono dunque essere compagni di Gesù e portare la sua croce.

Quando il loro ordine religioso è formalmente costituito nel 1540, il Papa comincia a dipendere dai Gesuiti per le missioni più importanti nel mondo. Xavier salpa per l’India; Faber ei suoi colleghi teologi sono assegnati a partecipare al Concilio di Trento. I Gesuiti aprono scuole in tutta Europa e oltre mare per soddisfare al grande desiderio della Chiesa di avere un clero istruito e pieno di fede. Ignazio e i suoi gesuiti scelgono come motto “Ad Majorem Dei Gloriam”, una frase latina che significa “per la maggior Gloria di Dio.” Questo sarà lo standard per tutte le loro missioni.

Ignazio muore il 31 luglio 1556, per effetto di un persistente disturbo di stomaco. Alla sua morte, la Società di Gesùconta quasi un migliaio di compagni, con case e scuole che si estendevano dal Brasile a tutta l’Europa e in Giappone. Ignazio viene canonizzato insieme a Francesco Saverio, nel 1622.


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