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Cosa facciamo

Concentreremo l’attenzione sul modo di proporre gli esercizi più che sui contenuti evangelici. Dal punto di vista didattico infatti questa distinzione tra pedagogia e contenuti ci aiuta a chiarire alcune dimensioni anche se, nella realtà i due aspetti si intrecciano fra loro richiamandosi continuamente.

Le caratteristiche dell’esperienza:

  • Il silenzio – o clima di raccoglimento interiore –  viene richiesto in ogni proposta di ritiro spirituale,  non solo in quello ignaziano. Predispone all’ascolto della parola e del proprio mondo interiore;
  • La preghiera individuale: L’esercitante rimane il primo responsabile umano della riuscita degli esercizi. La sua preghiera personale è organizzata in modi e ritmi diversi secondo il tipo di esercizi e deve essere continuamente sottoposta a discernimento, anche in vista del colloquio con la guida degli esercizi.
  • Il sentire e il gustare: una delle parole più frequenti del vocabolario ignaziano è “sentire”, ma “non si tratta di una pallido sentimento, di un “colpo di cuore” passegero, ma di una conoscenza che si imprime nell’anima: “perché io senta profonda cognizione”. Così possiamo veder realizzata una “conoscenza” che non è nell’ordine di un sapere di Dio. Essa è un esperienza di Dio.
  • Colloquio con la guida: riguarda sopratutto il vissuto della preghiera, le mozioni spirituali o i movimenti del cuore. Ciò in vista del discernimento nel quale la guida non si sostituisce all’esercitante ma lo accompagna e lo sostiene con una presenza discreta e oggettivante.
  • Rendersi indifferenti: S.Ignazio ci dice che “è necessario “renderci indifferenti” verso tutte le realtà create (in tutto quello che è lasciato alla scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo che non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza piuttosto che la povertà.
  • Meditazioni: cogliere “il vero fondamento della storia”. La propria storia personale, in vari momenti, è un oggetto della preghiera, riconosciuta come luogo di manifestazione concreta del Signore. Le meditazioni devono rispettare il ritmo personale degli esercitanti per aiutarli meglio a maturare i frutti spirituali legati alla situazione di ciascuno.
  • La guida spirituale: oggi non è più il confessore o il direttore spirituale che trova la soluzione ai problemi che gli vengono presentati. Egli si mette al fianco dell’esercitante offrendo la sua persona e la sua competenza, acquisita nel proprio percorso spirituale. Il compito è di facilitare, al singolo o al gruppo, questo cammino di incontro con il Signore.
  • Itinerario degli esercizi: il percorso di meditazione, nutrito dalla parola di Dio, non avviene in modo disordinato o a piacimento, ma secondo un certo itinerario “oggettivo”, ben sperimentato nel corso dei secoli, formato da alcune tappe progressive qui sotto indicate. Nel suo libretto degli esercizi S Ignazio propone un itinerario in quattro tappe, che corrispondono alle quattro settimane del “mese” di esercizi in ritiro continuativo (oppure ai due anni di esercizi nella vita quotidiana).
  • Principi e fondamenti: la premessa o il punto di partenza è costituito dal “Principio e Fondamento” dell’esistenza: la scoperta dei doni ricevuti dal Padre nella sua dimensione creatrice. La fede cristiana ci rivela che all’origine, al punto di partenza di tutto, c’è Dio e che questo Dio è buono come un padre che ha cura dei suoi figli.

Fondazione Sant’Ignazio
Via delle Laste, 22 – 38121 Trento

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